Il volo gaio dell’uomo dal cuore nuovo

November 1, 2015

Quando Marco Salvatori mi ha chiesto di scrivere un pezzo su di lui e il suo ultimo bellissimo video, ho sobbalzato. È vero: sono un critico. Ma non mi sono mai cimentato con la musica nei panni da studioso. L’ho praticata, seppur con grande e spassionato spirito dilettantistico e senza stare ad addentrarmi troppo nei tecnicismi. La vita mi ha portato altrove, e non me ne pento.

 

La prima dote e qualità di Salvatori, è la ricerca dell’interpretazione perfetta. Egli non accetta che vi siano imprecisioni. Meglio un uso scorretto dello strumento. Ma guai a non saper cercare e catturare quel colore o la tale sfumatura in maniera da rendere quel brano “unico”, quando lo si esegue. E per “unico” lo intendo – e credo che Salvatori non dissenta da me – come lo intendeva Roberto Bazlen: qualcosa la cui esperienza diretta cambia l’individuo in modo radicale.

Non so cosa pagherei per poter visionare il backstage del video; per osservare le espressioni di Salvatori dopo l’esecuzione del bellissimo, soave brano che canta con quella sicurezza e tale precisione così come un violino non teme di emettere il suo irraggiungibile acuto.

Debbo confessare che non sono un grande appassionato di video musicali. Ne vedo abbastanza perché mi illudo sempre di trovarvi aggiunti quei dettagli che possano farmi penetrare più addentro al mistero creativo di una canzone. Eppure, ogni volta, un profondo vuoto deludente si impossessa di me.

 

Salvatori mi ha stupito. Mai avrei immaginato una dote e un gusto per l’immagine così spiccati in lui. Un po’ ha uno scenario meraviglioso. Scatena l’immaginazione come poche volte accade. Una foresta. Una cascata che si trasmuta in lago. Luce tenue e rispettosa dell’ombra. Un uomo che vaga in questo bosco e che sa, conosce. Cosa? Non importa. Si può chiedere a un saggio il contenuto della sua sapienza? Risponderebbe con un sorriso candido ma disarmante.Tutto, in questo video, è armonia: le parole, i suoni, i colori, le scene.

Nulla si può disgiungere. Un critico dovrebbe farlo, ma in tal caso sarebbe un errore. E perché? Vorrebbe dire applicare la fredda ragione. Ciò che esattamente l’Arte non vuole e che, al contrario, depreca e respinge. Come parlarne allora? Ho scelto una via che non ho mai tentato prima, ma per Salvatori sono felice di fare un’eccezione.

Sono l’uomo senza cuore appena risvegliato dal mio insensibile torpore. Prima, nel mio grigiore dove per anni son vissuto, sentivo voci e rumori attorno a me. Nulla mi appassionava o era capace di restituire il colore perso. Da me promanava indifferenza e io vi ristagnavo beato. Ero un freddo e anonimo blocco di marmo.

D’improvviso, una melodia. Dolcemente penetra in me passando per quella resistente corazza che mi avvolge e soffoca. Un calore sento crescere. Un calore divorante, che brucia e incendia una volta divampato in fiamma. Ma non lo temo. È strano. Perché il mio gelo non riesce a vincere tutto questo profluvio di sensazioni e colori ed energie? Mi sento tutt’uno col mondo. Non vedo né percepisco differenza tra me e ciò che mi circonda.

Sono come quella cascata che cade, uccidendosi, in quel laghetto. Ma non muore. Si trasforma. Ecco: mutarsi. Cambiar d’abito e parvenza. Non restar vittima di un’immagine, per secoli solo e sempre quella. È questo ciò che mi ha reso così… – come definirmi: orribile? ributtante? spaventoso? Mio Dio! Cos’ho fatto!

Ma chi sta prendendo la mia mano? Cos’è questa cosa che mi mette dentro? Non vorrei, ma non posso neppure oppormi.

È la prima volta che sono consapevole del mio nulla. E ne sono felice.Finalmente mi muovo. Il mio corpo non è più duro e freddo come pochi istanti fa. Adesso ho una pelle liscia e candida come quella di un bimbo.

Perché io sono un bimbo. Che sciocco son stato a pensare di non esserlo più! Posso sempre essere un bambino. Ecco: guardami: corro. Fuggo via. Vorresti raggiungermi? Catturarmi? Tornare ad immobilizzarmi in quella mortifera staticità? No. Troppo a lungo son stato morto. Non seguirmi. Non dissuadermi dal mio volo.

Ho fame e sete di aria pura e nuovi orizzonti. E se proprio lo desideri, guardami da lontano come fa quel mio amico: quello lì giù, coi capelli ricci, lo sguardo da principe delle Mille e una notte che ammalia e incanta ma non pietrifica come quello di Medusa, e che è felice che io stia correndo.

 

Da ora in poi non mi fermerò. Correrò sempre. Non posso fare diversamente. Ho scoperto l’eternità nell’attimo che non ho mai voluto considerare prima di questo istante. E tu cosa farai? Come potrai essere al mio fianco? Solo se metterai le ali in te potrai riuscirci. Ma non sperare di raggiungermi e fermarmi. E semmai fosse, sarà per un brevissimo e fugace istante. Perché amerai e prenderai di me solo Un po’!

 

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